Il contratto

Fondamentale è l'analisi precisa e scrupolosa del contratto di affiliazione. La firma è solo la fase finale di un processo di analisi dei diritti e degli obblighi in capo all'affiliato.
Eventualmente si potrebbe chiedere l'intervento di un commercialista o di un legale di fiducia per la visione del contratto.
Un commercialista avrà il compito di:
• stimare il peso economico di diritti ed obblighi delle parti,
• rilevare se ci siano carenze contrattuali,
• richiedere la quantificazione e la precisa indicazioni di espressioni generiche o astratte.
Il commercialista deve lavorare per non lasciare nulla di non previsto dalla scrittura, deve in altre parole inquadrare con precisione i modi di ciascuna azione, la quantità ed i riferimenti temporali.
Dopo essere passato al vaglio del commercialista il contratto potrà eventualmente essere fatto visionare ad un avvocato di fiducia.
Sempre in quest'ambito sarà utile valutare economicamente e giudizionalmente il peso:
• delle clausole di rescissione
• delle negligenze delle parti,
• delle disattese rispetto alle promesse sottoscritte.
Particolare importanza andrà posta sugli articoli riguardanti l'esclusiva di zona, l'imposizione di obblighi di acquisto minimo e le clausole di recesso. Tramite l'esclusiva di zona la casa madre riserva al punto vendita affiliato l'esclusivo utilizzo del marchio in un ambito territoriale, un'area simile ad un cerchio effettuato sulla cartina con al centro il vostro negozio. L'imposizione di minimi di acquisto vanno valutati scrupolosamente e se possibile rimossi. E' difficile prevedere a pieno quale sia l'andamento dell'attività e per questo è più opportuno commisurare i vincoli al successo del punto vendita. Obblighi chiari ma flessibili sulla base dei risultati ottenuti.
Le clausole di recesso vanno invece valutate con duplice attenzione. Da una parte, quella posta sulla propria intenzione di recedere dall'accordo, facendo attenzione a quali siano le clausole ed i tempi per potere sollevarsi da ogni impegno. Dall'altro lato va invece valutato il recesso del licenziante: la società che gestisce il franchising. Questa non deve poter recedere dal contratto senza un congruo preavviso.
L'affiliante tenderà ovviamente a tutelarsi il più possibile soprattutto in caso di recesso da parte dell'affiliato. Solitamente si tende a chiedere di non svolgere attività similare per evitare la concorrenza. E' opportuno sapere che il patto che limita la concorrenza deve essere provato per iscritto (c.c. 2725). Esso è valido se circoscritto ad una determinata zona o ad una determinata attività, e non può eccedere la durata di cinque anni (c.c.2125, 2557). Se la durata del patto non è determinata o è stabilita per un periodo superiore a cinque anni, il patto è valido per la durata di un quinquennio (disp.di att. al c.c. 222).

L' Art. 1751 bis Codice Civile inerisce invece il Patto di non concorrenza: Il patto che limita la concorrenza da parte dell'agente dopo lo scioglimento del contratto deve farsi per iscritto. Esso deve riguardare la medesima zona, clientela e genere di beni o servizi per i quali era stato concluso il contratto di agenzia e la sua durata non può eccedere i due anni successivi all'estinzione del contratto. Diffidate pertanto dai contratti che propongono tempi più lunghi.

Va sottolineato che in ambito franchising il contratto deve comunque essere allineato con la normativa europea e la normativa sul franchising italiana. La legge n. 129 del 6 maggio 2004.